Shrinkflation e prezzi: la risposta del nuovo decreto 2026
La shrinkflation è tornata al centro dell’attenzione normativa e istituzionale, con un nuovo intervento del Governo italiano volto a rafforzare la trasparenza prezzi e la tutela dei consumatori.
Il governo italiano torna a intervenire sul fenomeno della cosiddetta “shrinkflation”, ovvero la riduzione della quantità di prodotto a parità (o aumento) di prezzo, cercando però questa volta di allinearsi alle regole europee sul mercato unico.
Il fenomeno ha spinto il legislatore italiano a intervenire nuovamente per rafforzare la trasparenza prezzi e garantire una maggiore consapevolezza da parte dei consumatori.
Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha infatti notificato alla Commissione europea un nuovo progetto di decreto legislativo volto a contrastare le pratiche di riporzionamento dei prodotti preconfezionati. L’intervento si inserisce nel quadro del Codice del consumo italiano (d.lgs. 206/2005), già modificato nel 2024 con l’introduzione dell’articolo 15-bis, che aveva previsto un obbligo temporaneo di indicazione in etichetta della riduzione quantitativa dei prodotti.
Le criticità con l’Unione europea
La precedente impostazione normativa aveva però sollevato rilievi da parte della Commissione europea. Secondo Bruxelles, l’obbligo di inserire direttamente sulle confezioni una dicitura relativa alla riduzione del contenuto avrebbe potuto costituire un ostacolo alla libera circolazione delle merci nel mercato unico, incidendo in modo sproporzionato sulle modalità di informazione ai consumatori.
Per questo motivo, nel marzo 2025 è stata avviata una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia, con l’invio di una lettera di messa in mora. L’Unione europea ha sottolineato come esistano strumenti alternativi, meno restrittivi, per garantire la corretta informazione e la trasparenza prezzi.
Il nuovo schema di decreto
Alla luce di tali rilievi, il Governo ha rivisto l’impianto della norma, anche attraverso il rinvio disposto con il decreto Milleproroghe. Il nuovo schema di decreto legislativo punta a mantenere l’obiettivo di contrasto alla shrinkflation, ma con modalità più compatibili con il diritto europeo.
In particolare, non sarà più previsto un obbligo di etichettatura diretta sulla confezione. Al suo posto, viene introdotto un sistema di comunicazione lungo la filiera commerciale, che coinvolge produttori, distributori e rivenditori, sia fisici sia online.
In caso di riduzione della quantità nominale di un prodotto, i soggetti della filiera dovranno:
- trasmettere ai rivenditori una comunicazione standardizzata contenente le informazioni sulla variazione;
- indicare la percentuale di aumento del prezzo riconducibile alla riduzione del contenuto;
- garantire che tali informazioni siano rese disponibili al consumatore nei punti vendita o sui canali digitali.
Obiettivi di trasparenza e tutela del consumatore
L’obiettivo principale dell’intervento è rafforzare la trasparenza prezzi, consentendo ai consumatori di comprendere più chiaramente quando un prodotto subisce una riduzione di quantità mascherata da prezzo invariato. Il legislatore intende così intervenire su una pratica commerciale che, pur non modificando formalmente il prezzo, può incidere in modo significativo sul potere d’acquisto delle famiglie.
Durata dell’obbligo e esclusioni
L’obbligo informativo avrà una durata limitata a tre mesi dalla data di immissione in commercio del prodotto nella nuova formulazione o quantità ridotta.
Sono esclusi dall’applicazione i casi in cui la riduzione quantitativa sia accompagnata da modifiche della formulazione del prodotto che ne migliorino la resa o l’efficacia d’uso, mantenendo invariato il valore complessivo per il consumatore.
Il ruolo della Commissione europea
Alla fine, la questione resta sempre la stessa: quanto stiamo davvero pagando quello che compriamo? La shrinkflation rende la risposta meno immediata di quanto sembri, perché il prezzo resta lì, mentre il contenuto si assottiglia. Il nuovo intervento prova a rimettere un po’ di ordine, puntando sulla trasparenza prezzi invece che su etichette più aggressive.
Resta però il punto centrale: tra regole europee, Codice del consumo e strategie di mercato, la chiarezza per il consumatore non è ancora automatica. E spesso, per accorgersi del cambiamento, non basta leggere il prezzo: bisogna guardare con attenzione cosa c’è davvero dentro la confezione.