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Imballaggi 2026: il PPWR entra in azione

22 Gennaio 2026
Ne avevamo già parlato, lo avevamo anticipato, ma non lo abbiamo mai dato per scontato. Adesso invece è ufficiale: il Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio – il famigerato PPWR – è realtà operativa.

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il 22 gennaio 2025 (ne abbiamo infatti parlato qui) il Regolamento è entrato formalmente in vigore, ma soprattutto diventa pienamente applicabile dal 12 agosto 2026. Tradotto: da quest’estate le aziende non possono più far finta che sia una cosa “del futuro”. Il futuro è arrivato.

E riguarda tutti: industria, distribuzione, ristorazione e – naturalmente – anche la filiera ortofrutticola, che nel PPWR ha un posto tutto suo.

Una rivoluzione per gli imballaggi

Il PPWR si applica a tutti gli imballaggi, indipendentemente dal settore, e si basa su tre parole chiave: prevenzione, riciclo, riduzione.

L’obiettivo dell’Unione europea è ambizioso: tagliare del 15% i rifiuti da imballaggio entro il 2040, rispetto ai livelli del 2018. Un percorso graduale, fatto di tante tappe, ma con una direzione molto chiara: meno imballaggi inutili, più materiali riciclabili, più riuso.

Come ha spiegato Donata Gammino del Centro Studi per l’Economia Circolare di CONAI, “il Regolamento non è un fulmine a ciel sereno, ma una trasformazione progressiva che accompagnerà le imprese per i prossimi quindici anni”.

12 agosto 2026: la prima data che conta davvero

La prima vera scadenza operativa è il 12 agosto 2026. Da quel giorno scatterà il primo “muro normativo”: quello sui PFAS, le sostanze perfluoroalchiliche usate da decenni negli imballaggi alimentari per renderli impermeabili a grassi e liquidi.

Dal 12 agosto, se un imballaggio supera i limiti di PFAS stabiliti dal Regolamento, non può più essere immesso sul mercato. Fine.

In pratica: molte carte oleate, plastiche e materiali “furbi” dovranno essere sostituiti con alternative più sicure (e spesso più costose). Le bustine di ketchup sembreranno uguali, ma dentro saranno chimicamente diverse.

Sempre da agosto 2026 partono anche i primi obblighi sull’etichettatura armonizzata: ogni imballaggio dovrà indicare in modo chiaro come smaltirlo correttamente. Niente etichetta, niente mercato.

Ketchup, shampoo e frutta: il vero addio è nel 2030

Il cambiamento più visibile per i consumatori arriverà però dal 1° gennaio 2030, quando scatterà il famoso articolo 25 del Regolamento.

Da quella data saranno vietati gli imballaggi monouso in plastica per:

  • condimenti, salse, zucchero e creme nel settore Horeca;
  • flaconcini mini di shampoo e cosmetici negli hotel (sotto i 50 ml);
  • frutta e verdura fresca confezionate in plastica sotto 1,5 kg.

Non è ancora il momento di salutare definitivamente le bustine, quindi. Ma è ufficialmente iniziato il conto alla rovescia.

Cosa succede davvero nelle aziende (spoiler: si smette di investire)

Dal punto di vista industriale, agosto 2026 è lo spartiacque psicologico: nessuno investirà più seriamente in formati che sanno già essere “a tempo determinato”.

In parole semplici: se una macchina per confezionare monodose si rompe, probabilmente non verrà sostituita. Perché nel 2030 quel formato sarà vietato. È l’inizio del disinvestimento.

Come ha sottolineato Adele Scicchitano di Unione Italiana Food, il settore alimentare dovrà fare una vera acrobazia: rispettare le nuove regole senza compromettere igiene, sicurezza e shelf life dei prodotti. Soprattutto per categorie delicate come la IV gamma, che infatti è esentata dal divieto sugli imballaggi in plastica per l’ortofrutta.

Più riciclo, più riuso, meno “aria dentro”

Il PPWR non si limita a vietare: impone anche di progettare meglio.

Dal 2030 tutti gli imballaggi dovranno essere riciclabili; dal 2035 dovranno essere anche raccolti separatamente e riciclati “su larga scala”; dal 2038 resteranno sul mercato solo quelli appartenenti alle classi migliori di riciclabilità.

In più, dal febbraio 2028:

  • gli imballaggi dovranno ridurre al minimo peso e volume;
  • niente più doppie pareti, strati inutili e aria trasportata in giro per l’Europa;
  • alcune componenti (come le etichette adesive sui prodotti ortofrutticoli) dovranno essere compostabili.

E poi c’è il grande tema del riuso: dal 2030 almeno il 40% degli imballaggi per il trasporto dovrà essere riutilizzabile, e tra siti produttivi si dovrà arrivare praticamente al 100%.

CONAI come “traduttore simultaneo” del Regolamento

Il Regolamento è lungo, tecnico e in parte ancora incompleto. Non tutto è già scritto nero su bianco: molte regole verranno definite con atti successivi della Commissione tra il 2026 e il 2030.

Per questo CONAI ha attivato un gruppo di lavoro con aziende, consorzi e associazioni di filiera, e ha già messo in campo webinar, FAQ e un vademecum dedicato.

Come ha spiegato Luca Stramare, direttore del Centro Studi per l’Economia Circolare di CONAI:
“Il PPWR si completerà strada facendo, da qui al 2040. Il nostro ruolo è aiutare le imprese a non perdersi nella giungla normativa”.

In sintesi: niente panico, ma niente rinvii

Il PPWR non è una rivoluzione da un giorno all’altro. È piuttosto una trasformazione lenta ma inesorabile.

Dal 2026 cambiano i materiali, dal 2030 cambiano i formati, dal 2040 cambierà (si spera) anche la quantità di rifiuti che produciamo.

Le bustine non spariranno domani. Ma hanno già iniziato a fare le valigie. E questa volta, non è solo una promessa: è un Regolamento europeo. E quelli, di solito, non scherzano.