Incidenti di comunicazione: i titoli
Un titolo è il primo contatto tra il lettore e un articolo. Il suo scopo è quello di attrarre il potenziale lettore, abbastanza da portarlo ad approfondire la notizia.
Eppure, spesso, la corsa ai click spinge molti articolisti a prediligere parole sensazionalistiche, concentrandosi quasi esclusivamente sulle vittime.
Questo approccio può suscitare empatia, ma lascia irrisolte due domande importanti: perché è successo? Chi o cosa è davvero responsabile di questi eventi?
La maggior parte delle violazioni delle norme di sicurezza sul lavoro non avvengono per mancanza di regole, ma per disattenzione o mancata applicazione delle stesse, insomma per negligenza.
Non si può ridurre tutto a un semplice caso fortuito o alla mera sfortuna.
Le testate giornalistiche, invece, tendono spesso a ripetersi nella narrazione dei fatti, lasciando sottotraccia o, peggio, ignorando domande cruciali. : quando è stata effettuata l’ultima manutenzione del macchinario? I lavoratori erano adeguatamente formati sui dispositivi di protezione?
E se non li indossavano, perché?
Ecco alcuni esempi di titoli, tratti da diversi giornali online che evidenziano queste dinamiche, seguiti da suggerimenti su come questi titoli avrebbero potuto essere formulati in modo da riflettere meglio le cause e le responsabilità sottese a tali tragedie.
PREMESSA: l’intento non è quello di criticare le testate giornalistiche, ma analizzare come la scelta del titolo possa influenzare la comprensione di un avvenimento, in questo caso, di un incidente sul lavoro.
- Rosignano, investito da un getto di vapore alla Solvay: operaio ustionato sul 40 per cento del corpo
Questo titolo descrive l’incidente come una fatalità, senza menzionare il ruolo del datore di lavoro, le condizioni del macchinario o l’eventuale mancata manutenzione. Un titolo alternativo più accurato potrebbe essere:
“Getto di vapore alla Solvay: mancata manutenzione del macchinario ustiona un operaio”
Questo sposta il focus sul problema sistemico, promuovendo la consapevolezza delle responsabilità aziendali. - Cos’è l’idrogeno solforato, il gas che ha ucciso gli operai di Casteldaccia
Qui, il colpevole è direttamente l’idrogeno solforato, ma manca un riferimento alle precauzioni che avrebbero potuto evitare la tragedia. Un titolo più efficace potrebbe essere:
“Tragedia a Casteldaccia: la mancanza di precauzioni espone gli operai a un gas letale”
Questo sottolinea la negligenza nell’applicazione delle misure di sicurezza, rendendo evidente la causa principale.
La responsabilità del datore di lavoro, delle aziende e delle catene decisionali viene spesso relegata in secondo piano dalla narrazione.
Tra gli esempi che invece aiutano concretamente a far riflettere su questa delicata ed importante tematica, posso citare un articolo intitolato “Le esalazioni e l’assenza di precauzioni: così si è consumata la tragedia di Casteldaccia” . La frase così formulata riesce ad evidenziare il problema primario, ossia la mancanza di precauzioni.
La scelta delle parole non solo informa, ma può anche educare il pubblico su quanto sia essenziale prevenire gli incidenti e fare di queste tragedie degli esempi, in modo che non capitino più e non solo dei nomi da leggere e dimenticare il giorno dopo o un numero da sommare a quello delle vittime già troppo alto.
Gli incidenti sul lavoro non sono inevitabili, e spetta a noi chiederci: quanto del racconto mediatico aiuta davvero a prevenire la prossima tragedia?
E tu che ne pensi? Quali titoli vorresti leggere quando si parla di sicurezza sul lavoro?