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Salute femminile al lavoro: rischi e realtà 2026

8 Marzo 2026

L’8 marzo non è solo una ricorrenza simbolica: è un momento per riflettere sul rapporto tra donne, lavoro e salute.

Se è vero che negli ultimi anni sono stati compiuti passi avanti importanti, è altrettanto vero che le condizioni di lavoro delle donne continuano a presentare criticità specifiche che incidono direttamente sulla salute e sul benessere.

Parlare di lavoro significa parlare di diritti, di pari opportunità e di tutela della salute. Le donne, però, vivono ancora situazioni di maggiore esposizione a rischi professionali, carichi di cura non condivisi, discriminazioni e violenze che influenzano profondamente la loro salute fisica e psicologica.

Mettere al centro donne, lavoro e salute significa quindi promuovere ambienti più equi, inclusivi e sicuri per tutte e tutti.

L’uguaglianza sul luogo di lavoro è un problema di salute e sicurezza

La Giornata internazionale della donna (8 marzo) ricorda le conquiste sociali, politiche e lavorative delle donne, ma è doveroso soffermarsi a riflettere per promuovere ambienti di lavoro inclusivi e sicuri. Sebbene negli ultimi anni siano stati compiuti progressi significativi, i dati e le statistiche dimostrano che la strada verso un ambiente di lavoro equo e sicuro è ancora lunga.

Tutte e tutti hanno diritto ad un lavoro dignitoso e a non subire discriminazioni. Ciò significa che tutti i generi hanno gli stessi diritti e dovrebbero avere le stesse opportunità nel mondo del lavoro, ma è necessario anche considerare la diversità tra i generi.

Ricordiamo che la parità di genere e le pari opportunità nel rapporto di lavoro sono sancite con il principio fondamentale di uguaglianza fra i lavoratori dei due sessi dall’art. 37 della Costituzione Italiana. A cui fanno seguito il Decreto Legislativo 81/2008 che impone di valutare tutti i rischi lavorativi considerando differenze di genere, età e provenienza. Superando l’idea di “lavoratore neutro”, obbliga il datore di lavoro a integrare la valutazione dei rischi (DVR) e le misure preventive in un’ottica di genere, garantendo tutela per gravidanze, molestie e differenze fisiologiche.

Nell’ambito della salute e della sicurezza, si possono identificare tre questioni principali che differenziano i generi nel mondo del lavoro:

  • 1. SEGREGAZIONE: esiste una distribuzione disuguale nelle occupazioni e nei settori che espone i diversi generi a rischi diversi. Nei settori “maschili” dominano gli infortuni sul lavoro e l’esposizione ai rischi fisici, mentre i settori “femminili” sono caratterizzati da rischi quali movimenti ripetitivi, posture forzate e lavoro monotono.
  • 2. RUOLI DI GENERE: i ruoli sociali assegnati alle donne e la divisione del lavoro in tutti i settori hanno un impatto specifico sulla salute delle donne. In questo modo, quello che è stato definito il “doppio turno” – lavoro retribuito fuori casa combinato con le responsabilità domestiche e di cura all’interno della casa – deteriora la salute di molte donne. Allo stesso modo, le molestie e la violenza, comprese quelle sessuali e la discriminazione, espongono le donne a rischi che hanno un impatto sulla loro salute.
  • 3. Salute sessuale e riproduttiva: la salute riproduttiva riguarda tutti i lavoratori, ma durante la gravidanza e l’allattamento occorre prestare particolare attenzione alle condizioni di lavoro di coloro che sono stati assegnati alla donna. Inoltre, si devono considerare anche le mestruazioni, la fertilità, la perdita di gravidanza e la menopausa.

Inoltre, le donne hanno maggiori probabilità di subire violenze e molestie sul posto di lavoro, tra cui molestie sessuali, violenza domestica, bullismo e discriminazione. La violenza e le molestie contro le donne possono essere ulteriormente aggravate da condizioni di lavoro non sicure, come l’isolamento, la scarsa illuminazione e i turni notturni.

Tutti i giorni non solo l’8 marzo

La  Giornata internazionale della donna deve essere un momento di riflessione e azione perché i fattori di maggiore rischio che gravano sulla popolazione femminile sono tuttora senza soluzioni adeguate.

Le donne rimangono la principale forza lavoro di impieghi informali, che nell’economia sommersa non sono oggetto di ispezioni e controlli. Sacrificano più spesso la propria carriera e il proprio reddito, a causa di una genitorialità non condivisa. Sono esposte a un alto rischio di violenza e molestie sui luoghi di lavoro. Vengono pagate meno e sfruttate di più, tra lavoro di cura e lavoro salariato; patiscano in misura maggiore stress e malessere psicofisico.

Tutti fattori che devono diventare colonne portanti di un quadro normativo che sappia cogliere le differenze, valorizzarle e dare risposte adeguate a garantire salute e sicurezza per tutte e tutti.

Per concludere: la sicurezza sul lavoro non è neutra: il Testo Unico sulla Sicurezza impone una “medicina di genere” che valuta l’influenza delle differenze biologiche e socioeconomiche sullo stato di salute e sicurezza, rendendo il luogo di lavoro più inclusivo ed equo.