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Sistema Nutri-Score: 5 Paesi che lo hanno già adottato

13 Maggio 2026

In Francia il Nutri-Score è ormai parte della vita quotidiana: la maggior parte della popolazione lo conosce e una larga quota di consumatori lo utilizza per orientare le proprie scelte alimentari.

Il Nutri-Score è un sistema di etichettatura che classifica gli alimenti con lettere e colori (da A verde a E rosso) per indicarne in modo immediato la qualità nutrizionale. Nasce con l’obiettivo di rendere accessibili dati complessi a chiunque, indipendentemente dal livello di istruzione o dal tempo a disposizione per analizzare le etichette. Questo aspetto è considerato particolarmente rilevante da molti esperti di salute pubblica, soprattutto per le fasce di popolazione più vulnerabili, che spesso compiono scelte alimentari meno salutari anche per motivi economici o pratici.

È il risultato di anni di politiche pubbliche sulla nutrizione, sostenute da evidenze scientifiche e integrate in strategie nazionali di salute come il Piano nazionale nutrizione salute (PNNS).

Eppure, mentre in diversi Paesi europei questo sistema di etichettatura front-of-pack si è diffuso, in Italia il dibattito rimane fermo, spesso incastrato tra posizioni politiche contrapposte, timori economici e la difesa dei prodotti tradizionali. Ma oltre i confini francesi è riuscito ad arrivare.

Un modello che si è diffuso in Europa

Il Nutri-Score non è più un esperimento limitato alla Francia. Oggi è adottato o sostenuto su base volontaria da diversi Paesi europei, anche se con livelli di adesione differenti.

La Francia resta il Paese capofila, dove il sistema è stato sviluppato e promosso direttamente dalle autorità sanitarie. Il Belgio è stato tra i primi ad aderire, con un forte sostegno delle istituzioni pubbliche, mentre la Svizzera rappresenta un caso particolarmente interessante: pur non facendo parte dell’Unione Europea, ha scelto di adottarlo volontariamente, puntando soprattutto sulla trasparenza verso i consumatori.

In Germania il Nutri-Score è stato introdotto come sistema volontario, lasciando alle aziende la possibilità di aderire senza obblighi, mentre la Spagna lo ha integrato nelle proprie politiche di salute pubblica. Anche Paesi come i Paesi Bassi e il Lussemburgo si sono allineati al modello francese, contribuendo alla sua progressiva diffusione.

In alcuni casi l’adozione è stata motivata proprio dalla volontà di rendere più chiara l’informazione alimentare senza entrare in conflitto con le politiche agricole nazionali o con le tradizioni produttive locali. Non mancano però esempi di rallentamento, come il Portogallo, che aveva inizialmente sostenuto il sistema per poi frenare il processo a seguito di cambiamenti politici.

Perché il Nutri-Score è diventato centrale nel dibattito europeo

Il successo del Nutri-Score si basa soprattutto sulla sua semplicità. Attraverso un sistema di colori e lettere, dalla A verde alla E rossa, riesce a trasformare informazioni nutrizionali complesse in un’indicazione immediata e facilmente comprensibile.

Secondo numerosi studi scientifici e valutazioni di enti di sanità pubblica europei, questa forma di etichettatura contribuisce a migliorare la comprensione dei valori nutrizionali, aiuta i consumatori a orientarsi verso prodotti mediamente più equilibrati e spinge le aziende alimentari a riformulare le proprie ricette per ottenere punteggi migliori.

In Francia, in particolare, il sistema è sostenuto da una vasta letteratura scientifica e da una forte adesione da parte delle imprese del settore alimentare, tanto che oggi copre una parte significativa del mercato.

Un’Europa divisa sulle etichette alimentari

Nonostante la diffusione crescente, il Nutri-Score non è diventato lo standard unico a livello europeo. Le ragioni di questa mancata armonizzazione sono soprattutto politiche ed economiche.

Da una parte molti Paesi lo considerano uno strumento efficace di salute pubblica e prevenzione. Dall’altra, alcuni Stati membri, tra cui l’Italia, hanno espresso forti riserve, sostenendo che il sistema rischi di penalizzare prodotti tradizionali e a denominazione d’origine protetta, semplificando eccessivamente la complessità della dieta mediterranea.

Questa contrapposizione ha rallentato il tentativo di arrivare a un’etichettatura nutrizionale unica nell’Unione Europea, lasciando spazio alla coesistenza di modelli diversi.

Il caso italiano: tra Nutri-Score e NutrInform Battery

L’Italia ha scelto una strada alternativa con il NutrInform Battery, un sistema che indica l’apporto nutrizionale dei singoli nutrienti in percentuale rispetto ai fabbisogni giornalieri.

Tuttavia, rispetto al Nutri-Score, questo modello ha avuto una diffusione più limitata e una minore immediatezza nella lettura. Inoltre, non ha raggiunto una significativa adozione internazionale, rimanendo principalmente un’iniziativa nazionale.

Il risultato è un panorama frammentato, in cui il consumatore si trova spesso davanti a sistemi diversi a seconda del Paese o del prodotto, con livelli di comprensione non sempre uniformi.

Una domanda ancora aperta

Oggi il Nutri-Score è una realtà consolidata in diversi Paesi europei, inclusa la Svizzera, e continua a essere aggiornato sulla base delle nuove evidenze scientifiche.

Resta però una questione centrale: l’Europa vuole davvero arrivare a un sistema unico di informazione nutrizionale, oppure continuerà a convivere con modelli frammentati e nazionali?

E soprattutto, in questa scelta, quanto pesa la salute pubblica rispetto agli interessi economici e alle identità alimentari dei singoli Paesi?