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INAIL e Smart Working: novità sullo stress da lavoro

26 Giugno 2025
INAIL lancia un nuovo modulo contro lo stress e il tempo poroso. Lavori in smart working? Ecco cosa può cambiare per il tuo benessere.

Hai mai avuto la sensazione che il tuo tempo libero non sia davvero… libero?

Negli ultimi anni, il mondo del lavoro ha vissuto trasformazioni profonde e rapide, in particolare con l’avvento dello smart working e di nuove modalità organizzative ibride. Se da un lato lavorare da remoto garantisce flessibilità e una migliore conciliazione tra vita privata e professionale, dall’altro lato espone i lavoratori a rischi meno visibili ma molto concreti: la continua connessione, la difficoltà di “staccare la spina” e la sensazione che il lavoro non abbia più confini chiari.

Cos’è il tempo poroso?

Uno dei concetti più attuali e discussi in questo ambito è quello di tempo poroso. Si parla di tempo poroso quando viene meno la distinzione netta tra orario di lavoro e tempo personale. Le tecnologie digitali ci hanno abituato a essere sempre reperibili: email, chat aziendali, call e notifiche possono arrivare in qualsiasi momento della giornata, anche oltre il normale orario di ufficio.

Questa sovrapposizione tra vita privata e lavoro può portare a diversi effetti negativi:

  • prolungamento involontario dell’orario lavorativo;

  • aumento dei livelli di stress e affaticamento mentale;

  • rischio concreto di burnout, con calo di motivazione e benessere psicofisico.

Il fenomeno non riguarda solo i lavoratori in smart working: anche chi opera in presenza, ma all’interno di organizzazioni digitalizzate, può sperimentare la stessa porosità dei tempi.

Il nuovo modulo INAIL per lo stress lavoro-correlato

Per far fronte a queste nuove esigenze emergenti nel mondo del lavoro, INAIL ha introdotto ad aprile 2025 un modulo integrativo per la valutazione del rischio stress lavoro-correlato (SLC). Si tratta di uno strumento aggiuntivo pensato per completare il modello già esistente, senza sostituirlo, e per offrire alle aziende strumenti più specifici e aggiornati per monitorare e prevenire i rischi psicosociali che possono manifestarsi soprattutto nei contesti lavorativi digitalizzati, flessibili e fortemente tecnologici.

Cosa contiene il nuovo modulo?

Il modulo si articola in due strumenti principali, pensati per fornire un quadro completo dei potenziali fattori di stress e delle criticità organizzative:

  1. Checklist per la fase preliminare: analizza aspetti pratici fondamentali, come le dotazioni tecnologiche disponibili ai dipendenti, le modalità di coordinamento tra team, il rispetto effettivo del diritto alla disconnessione, nonché la sicurezza digitale e organizzativa. Questo permette di identificare subito le aree più vulnerabili e di pianificare interventi mirati fin dalla fase iniziale della valutazione.

  2. Questionario approfondito: esplora in modo dettagliato l’impatto delle tecnologie digitali sul lavoro quotidiano, la qualità delle relazioni virtuali tra colleghi e con i superiori, l’equilibrio tra vita lavorativa e privata, e tutte le eventuali criticità legate alla reperibilità continua e alle pressioni dovute alla connessione costante.

Grazie all’utilizzo combinato di questi due strumenti, le aziende possono ottenere una fotografia completa e accurata dei rischi psicosociali presenti all’interno dei propri contesti lavorativi, comprendendo non solo le criticità già evidenti ma anche quelle potenziali. In questo modo è possibile pianificare interventi mirati, migliorare la gestione del benessere dei dipendenti e ridurre concretamente il disagio legato allo stress lavoro-correlato, contribuendo a creare ambienti più sani, produttivi e sostenibili.

Perché è importante adottarlo?

Sebbene l’utilizzo del nuovo modulo non sia obbligatorio, INAIL ne raccomanda fortemente l’adozione, soprattutto nelle aziende che hanno introdotto lo smart working, modelli ibridi o significative riorganizzazioni interne.

I vantaggi concreti includono:

  • maggiore efficacia nella gestione dello stress;

  • riduzione dei rischi psicosociali e dei malori correlati;

  • un ambiente di lavoro più sano, motivante e orientato al benessere;

  • miglioramento della produttività complessiva grazie a dipendenti più sereni.

Conclusioni

Il tempo poroso è ormai una realtà diffusa e difficilmente ignorabile. Ma vale la pena chiedersi: essere sempre connessi equivale davvero a essere sempre produttivi? O rischiamo di trasformare il nostro tempo libero in tempo perso, sottratto al recupero, alla creatività e al benessere?

La sfida per le aziende oggi non è solo organizzativa, ma culturale: imparare a riconoscere il valore del tempo di disconnessione come parte integrante della salute e della produttività.

Il tempo poroso è una realtà sempre più diffusa. Ma siamo sicuri che “essere sempre connessi” equivalga a “essere sempre produttivi”?

Tu nel tuo lavoro quotidiano, senti di vivere tempo poroso o tempo davvero libero?