INAIL e Smart Working: novità sullo stress da lavoro
Hai mai avuto la sensazione che il tuo tempo libero non sia davvero… libero?
Negli ultimi anni, il mondo del lavoro ha vissuto trasformazioni profonde e rapide, in particolare con l’avvento dello smart working e di nuove modalità organizzative ibride. Se da un lato lavorare da remoto garantisce flessibilità e una migliore conciliazione tra vita privata e professionale, dall’altro lato espone i lavoratori a rischi meno visibili ma molto concreti: la continua connessione, la difficoltà di “staccare la spina” e la sensazione che il lavoro non abbia più confini chiari.
Cos’è il tempo poroso?
Uno dei concetti più attuali e discussi in questo ambito è quello di tempo poroso. Si parla di tempo poroso quando viene meno la distinzione netta tra orario di lavoro e tempo personale. Le tecnologie digitali ci hanno abituato a essere sempre reperibili: email, chat aziendali, call e notifiche possono arrivare in qualsiasi momento della giornata, anche oltre il normale orario di ufficio.
Questa sovrapposizione tra vita privata e lavoro può portare a diversi effetti negativi:
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prolungamento involontario dell’orario lavorativo;
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aumento dei livelli di stress e affaticamento mentale;
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rischio concreto di burnout, con calo di motivazione e benessere psicofisico.
Il fenomeno non riguarda solo i lavoratori in smart working: anche chi opera in presenza, ma all’interno di organizzazioni digitalizzate, può sperimentare la stessa porosità dei tempi.
Il nuovo modulo INAIL per lo stress lavoro-correlato
Per far fronte a queste nuove esigenze emergenti nel mondo del lavoro, INAIL ha introdotto ad aprile 2025 un modulo integrativo per la valutazione del rischio stress lavoro-correlato (SLC). Si tratta di uno strumento aggiuntivo pensato per completare il modello già esistente, senza sostituirlo, e per offrire alle aziende strumenti più specifici e aggiornati per monitorare e prevenire i rischi psicosociali che possono manifestarsi soprattutto nei contesti lavorativi digitalizzati, flessibili e fortemente tecnologici.
Cosa contiene il nuovo modulo?
Il modulo si articola in due strumenti principali, pensati per fornire un quadro completo dei potenziali fattori di stress e delle criticità organizzative:
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Checklist per la fase preliminare: analizza aspetti pratici fondamentali, come le dotazioni tecnologiche disponibili ai dipendenti, le modalità di coordinamento tra team, il rispetto effettivo del diritto alla disconnessione, nonché la sicurezza digitale e organizzativa. Questo permette di identificare subito le aree più vulnerabili e di pianificare interventi mirati fin dalla fase iniziale della valutazione.
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Questionario approfondito: esplora in modo dettagliato l’impatto delle tecnologie digitali sul lavoro quotidiano, la qualità delle relazioni virtuali tra colleghi e con i superiori, l’equilibrio tra vita lavorativa e privata, e tutte le eventuali criticità legate alla reperibilità continua e alle pressioni dovute alla connessione costante.
Grazie all’utilizzo combinato di questi due strumenti, le aziende possono ottenere una fotografia completa e accurata dei rischi psicosociali presenti all’interno dei propri contesti lavorativi, comprendendo non solo le criticità già evidenti ma anche quelle potenziali. In questo modo è possibile pianificare interventi mirati, migliorare la gestione del benessere dei dipendenti e ridurre concretamente il disagio legato allo stress lavoro-correlato, contribuendo a creare ambienti più sani, produttivi e sostenibili.
Perché è importante adottarlo?
Sebbene l’utilizzo del nuovo modulo non sia obbligatorio, INAIL ne raccomanda fortemente l’adozione, soprattutto nelle aziende che hanno introdotto lo smart working, modelli ibridi o significative riorganizzazioni interne.
I vantaggi concreti includono:
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maggiore efficacia nella gestione dello stress;
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riduzione dei rischi psicosociali e dei malori correlati;
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un ambiente di lavoro più sano, motivante e orientato al benessere;
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miglioramento della produttività complessiva grazie a dipendenti più sereni.
Conclusioni
Il tempo poroso è ormai una realtà diffusa e difficilmente ignorabile. Ma vale la pena chiedersi: essere sempre connessi equivale davvero a essere sempre produttivi? O rischiamo di trasformare il nostro tempo libero in tempo perso, sottratto al recupero, alla creatività e al benessere?
La sfida per le aziende oggi non è solo organizzativa, ma culturale: imparare a riconoscere il valore del tempo di disconnessione come parte integrante della salute e della produttività.
Il tempo poroso è una realtà sempre più diffusa. Ma siamo sicuri che “essere sempre connessi” equivalga a “essere sempre produttivi”?
Tu nel tuo lavoro quotidiano, senti di vivere tempo poroso o tempo davvero libero?