Nuove regole per l’etichettatura: tutela o ostacolo?
Dal 1° gennaio 2025 è entrato in vigore il Regolamento Delegato (UE) 2023/2429, che apporta modifiche rilevanti nella gestione dei prodotti ortofrutticoli e di alcuni trasformati a base di ortofrutticoli. L’obiettivo è chiaro: armonizzare le normative e garantire trasparenza al consumatore finale, prevenendo frodi e migliorando la tracciabilità dei prodotti.
Tra le principali novità troviamo l’obbligo di indicare l’origine dei prodotti sull’etichetta, sia per le vendite tradizionali sia per quelle a distanza. Questa misura punta a garantire al consumatore la possibilità di fare scelte consapevoli, conoscendo la provenienza del cibo che acquista. Un elemento cruciale, in un mercato sempre più globale, dove la tracciabilità rappresenta un fattore competitivo ma anche una garanzia di sicurezza.
Un aspetto interessante del regolamento è il divieto di utilizzare termini come “supreme” o “premium” per definire la qualità dei prodotti, a meno che tali definizioni non siano chiaramente regolamentate. Questa scelta mira a evitare che i consumatori siano indotti in errore da strategie di marketing che non corrispondono a reali certificazioni. Tuttavia, c’è da chiedersi quale impatto avrà sui produttori che fino a oggi hanno utilizzato tali termini per valorizzare i propri prodotti. Potrebbe essere necessario ripensare le strategie di comunicazione, soprattutto in un contesto competitivo dove il linguaggio gioca un ruolo fondamentale nel posizionamento di mercato.
Le novità riguardano anche le importazioni da Paesi terzi, che dovranno rispettare le stesse norme dell’Unione Europea o equivalenti, e il controllo di conformità potrà essere riconosciuto solo se svolto da organismi ufficiali. Questa regola, pur essendo una garanzia per i consumatori europei, potrebbe creare ulteriori difficoltà logistiche e burocratiche per i produttori esterni all’UE, aumentando i costi e potenzialmente limitando la varietà dei prodotti disponibili sul mercato.
Alcune categorie di prodotti, come funghi non coltivati, frutta a guscio sgusciata, agrumi secchi e altre varietà, rimangono esenti dall’applicazione delle norme di commercializzazione, ma dovranno comunque riportare il Paese di origine. Questa scelta potrebbe risultare un compromesso, bilanciando la necessità di regolamentazione con la realtà produttiva di alcune filiere.
Nonostante gli evidenti benefici per i consumatori, queste regole non sono esenti da criticità. La loro applicazione uniforme potrebbe essere complessa, soprattutto per i piccoli produttori o per i mercati locali. L’adeguamento alle nuove norme richiede infatti risorse economiche, tecniche e organizzative che non tutte le aziende sono in grado di sostenere. Inoltre, la sorveglianza sull’effettivo rispetto delle disposizioni potrebbe rappresentare una sfida per le autorità competenti.
E voi, come valutate queste nuove disposizioni? Riusciranno a garantire maggiore trasparenza e fiducia nel mercato o rischiano di appesantire i produttori e aumentare i costi per i consumatori?
Fonte Gazzetta Ufficiale