Severo Caldo: le temperature pericolose per i lavoratori
Le condizioni di severo caldo stanno diventando sempre più frequenti e intense, con impatti diretti sulla salute, sulla sicurezza e sulla produttività dei lavoratori.
Lavorare in ambienti caratterizzati da temperature elevate aumenta il rischio di patologie da calore, come colpi di calore, disidratazione e spossatezza. Inoltre, può favorire infortuni dovuti a stanchezza e calo di concentrazione, compromettendo le performance e la sicurezza. Anche materiali, attrezzature e sostanze chimiche possono essere alterati dal caldo eccessivo.
Secondo recenti studi, circa il 30% della popolazione mondiale è già esposta per almeno 20 giorni all’anno a condizioni di caldo critiche per la salute, una percentuale destinata a crescere anche nel caso di riduzione delle emissioni di gas serra.
Lavoratori Più a Rischio
I soggetti più esposti al severo caldo sono coloro che svolgono attività all’aperto, come nel settore agricolo, edile, florovivaistico, nelle cave e nella logistica. Tuttavia, il rischio interessa anche i lavoratori impegnati in mansioni che richiedono sforzi fisici prolungati in ambienti non climatizzati o in spazi esposti direttamente alla radiazione solare.
Ogni lavoratore ha diritto a un ambiente sicuro e protetto. Il datore di lavoro è quindi obbligato a valutare i rischi legati al caldo, adottare misure preventive efficaci e garantire un miglioramento continuo nella gestione, con particolare attenzione alle persone più vulnerabili e a chi non è abituato a condizioni climatiche estreme.
Ordinanza numero 348: ecco cosa prevede
Dal 2 luglio al 15 settembre 2025, l’Ordinanza n. 348 stabilisce la sospensione del lavoro all’aperto tra le 12:30 e le 16:00. Contestualmente è stato approvato il Protocollo Quadro per la gestione dei rischi climatici negli ambienti di lavoro. Si tratta di un accordo nazionale che definisce misure preventive, organizzative e di tutela per proteggere i lavoratori dagli effetti di eventi climatici estremi, come il severo caldo.
Tra le azioni raccomandate alle aziende vi sono la riorganizzazione degli orari di lavoro, anticipando o posticipando le mansioni più gravose, e la predisposizione di aree di ristoro ombreggiate con disponibilità di acqua fresca. Fondamentale è la formazione dei lavoratori, con informazioni sui sintomi legati al caldo e sulle modalità di intervento in caso di malessere.
Anche l’uso di DPI leggeri e traspiranti, il lavoro in coppia per garantire reciproco controllo, e la valutazione di sistemi di ventilazione o schermature solari rientrano tra le misure raccomandate.
Fate attenzione però anche in altri settori
Le buone pratiche di prevenzione non devono limitarsi ai settori tradizionali come edilizia e agricoltura. Tutte le attività esposte a condizioni di severo caldo devono adottare misure organizzative e tecniche mirate per ridurre i rischi per la salute dei lavoratori. Questo significa gestire con attenzione gli orari di lavoro, programmare pause adeguate, fornire dispositivi di protezione idonei e predisporre un monitoraggio costante delle condizioni ambientali e dello stato di salute dei dipendenti, così da prevenire situazioni di emergenza.
Il severo caldo rappresenta un rischio climatico in crescita e non può essere sottovalutato. Affrontarlo in modo strutturato significa tutelare concretamente la salute dei lavoratori e allo stesso tempo assicurare la continuità delle attività produttive anche durante le giornate più torride. Investire oggi nella sicurezza e nella prevenzione permette di ridurre infortuni e malori, migliorare la produttività e garantire un ambiente di lavoro più salubre, sostenibile e resiliente.
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