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Tragedia sicurezza: la responsabilità educativa è di tutti

9 Gennaio 2026
Educare alla sicurezza significa proteggere le persone. Di fronte a una tragedia come quella di Crans-Montana che ha causato la perdita di vite umane e numerosi feriti, il primo pensiero va alle vittime e alle loro famiglie.

Solo mantenendo questo sguardo di umanità è possibile interrogarsi, con prudenza e senso di responsabilità, su ciò che non ha funzionato e su come rafforzare la tutela delle persone. La sicurezza non è un tema astratto: riguarda comportamenti, controlli, formazione e scelte quotidiane che coinvolgono l’intera società. A pochi giorni dal devastante incendio che, nella notte di Capodanno, ha distrutto il bar Le Constellation di Crans-Montana, causando un numero drammatico di morti e feriti, stanno emergendo gravi criticità legate ai controlli di sicurezza.

Secondo la documentazione analizzata dal Consiglio comunale, il locale non sarebbe stato oggetto di ispezioni nel periodo compreso tra il 2020 e il 2025, né risultano controlli periodici sui presidi di emergenza. Dai documenti disponibili emerge che il bar era stato sottoposto a verifiche nel 2016, 2018 e 2019, comprese quelle antincendio, con precise richieste di adeguamento. I rapporti indicavano una capienza massima di 100 persone per il piano terra e 100 per il seminterrato. Tuttavia, dopo il 2019, non risultano ulteriori controlli volti a verificare l’effettiva realizzazione delle modifiche richieste.

Sembra inoltre che alcuni materiali isolanti non fossero conformi alle normative vigenti e che una via di fuga del piano seminterrato fosse ostruita, elementi che avrebbero contribuito ad aggravare le conseguenze dell’incendio.

Al di là delle responsabilità individuali e istituzionali – che dovranno essere accertate nelle sedi opportune – quanto accaduto a Crans-Montana ci impone una riflessione profonda sul tema della sicurezza e sulla responsabilità educativa della comunità. Non si tratta di analizzare una tragedia per spiegarla, ma di interrogarsi su ciò che può essere fatto affinché simili drammi non si ripetano.

È facile giudicare dall’esterno ciò che accade in situazioni di emergenza.

Ma se l’obiettivo è davvero educativo, il primo passo verso la sicurezza è comprendere

Quanto accaduto chiama in causa la scuola, le famiglie, le istituzioni e l’intera società civile.

Che cosa possiamo fare per rafforzare l’educazione alla sicurezza?
Come aiutare ragazzi e adulti a sviluppare una maggiore consapevolezza del pericolo reale?
Come insegnare a riconoscere i segnali di rischio e ad agire in modo adeguato, anche sotto stress?

In situazioni di emergenza, il comportamento collettivo gioca un ruolo determinante. Quando alcune persone continuano a ballare o a filmare, questo può trasmettere un messaggio implicito di normalità, facendo percepire la situazione come ancora sotto controllo. In questi casi il gruppo, invece di attivare una risposta di fuga, può rimanere bloccato in una sorta di sospensione percettiva, in cui il rischio reale viene sottovalutato.

La capacità di riconoscere il pericolo non è innata: si costruisce nel tempo, attraverso l’esperienza, l’educazione e il confronto con adulti di riferimento. In assenza di una formazione esplicita alla percezione del rischio, segnali come fumo, odori insoliti, rumori anomali o cambiamenti improvvisi dell’ambiente possono non essere immediatamente interpretati come segnali di emergenza. Questo aiuta a comprendere perché, in alcune circostanze, le persone restino immobili anche quando il pericolo è già evidente.

Per questo motivo, noi di Reconsulting auspichiamo la creazione di un progetto educativo strutturato, a partire dalle scuole medie, dedicato alla salute e alla sicurezza nella vita quotidiana: un percorso che non generi paura, ma consapevolezza e senso di responsabilità.

Riteniamo fondamentale il coinvolgimento di tecnici esperti in sicurezza e dei Vigili del Fuoco, capaci di spiegare in modo chiaro e comprensibile le dinamiche reali degli incendi: i tempi di propagazione, gli effetti del fumo, l’importanza delle vie di fuga, le conseguenze concrete delle violazioni delle norme di sicurezza. La prevenzione funziona quando il rischio diventa comprensibile, non quando resta astratto.

Educare alla sicurezza non significa “proteggere da tutto”, ma fornire strumenti per affrontare la realtà. Insegnare la percezione del rischio è un atto di responsabilità verso le nuove generazioni… e non solo.

A questo deve affiancarsi una coerenza istituzionale concreta. La tutela delle persone passa attraverso controlli reali e costanti nei locali, sopralluoghi frequenti e non annunciati, interventi tempestivi quando le norme non vengono rispettate: chiusura immediata dei locali che vendono alcol a minori, che superano i limiti di capienza o che non garantiscono condizioni di sicurezza adeguate.

Stiamo parlando della sicurezza delle persone.
E della sicurezza dei nostri figli.

Non c’è nulla di più importante.

Fare formazione può salvare delle vite.